Berlusconi: “La crisi ci preoccupa”… alla buon ora!
l premier: «Ha dimensioni non ancora del tutto definite». Replica di Veltroni: «Dichiarazione tardiva»
| Il premier Berlusconi (Ansa) |
ROMA - La crescita dell’economia italiana è in forte difficoltà: il Pil è sceso dello 0,9% nel 2008, il peggior dato dal 1993. In più il direttore generale del Fondo monetario internazionale, Dominique Strauss-Kahn, ritiene che la crisi finanziaria mondiale non abbia ancora pienamente intaccato l’economia reale.
BERLUSCONI PREOCCUPATO - E per la prima anche volta il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, lascia da parte il suo tradizionale ottimismo e afferma: «Questa crisi ha dimensioni che non sono ancora del tutto definite e la guardiamo con preoccupazione». Ha poi aggiunto il capo del governo: «Siamo convinti che questa crisi dipenda molto anche dai nostri comportamenti, ma è una crisi globale di cui realisticamente abbiamo sempre preso atto e lo facciamo ancora. Il governo e le Regioni hanno dato buona prova nell’affrontare la crisi dando risposte concrete e immediate a quanti più direttamente sono e potranno essere colpiti dalla crisi stessa». Il governo ha raggiunto un accordo con le Regioni per 8 miliardi nel biennio 2009-10 per gli ammortizzatori sociali in deroga. «Questa squadra di governo lavora nella più completa concordia», ha concluso Berlusconi. «Non mi sento affatto solo e anzi sento una collaborazione, un’amicizia e un affetto da parte di tutti i componenti della squadra di governo».
PD: «FINALMENTE» - «Sono mesi che ripetiamo che la crisi è un’emergenza nazionale – ha detto il segretario del Partito democratico, Walter Veltroni replicando al Cavaliere -. Invece il governo fa finta di non vedere, non si rende conto». E il presidente dei senatori Pd, Anna Finocchiaro: «Per settimane Berlusconi ha invitato gli italiani a non preoccuparsi. Oggi invece afferma di non conoscere le dimensioni della crisi e di temerla». Commentando lo sciopero indetto dalla Cgil Veltroni ha detto: «Sarebbe bello se l’Italia intera si fermasse per dire al governo: svegliati. La manifestazione a Roma nasce da problemi reali che bisogna affrontare. Il mio messaggio è cercare di creare le condizioni per ascoltare la voce dei lavoratori, anche quando si esprime nelle forme più drammatiche. Bisogna poi unire il mondo del lavoro, dal piccolo e medio imprenditore all’operaio, perché la crisi è profonda. Serve una mobilitazione di tutte forte sociali: sarebbe bello se l’Italia intera si fermasse per dire al governo svegliati».
Istat: Pil 2008 in calo dello 0,9%
ROMA – Il Pil del 2008, corretto per i giorni lavorati, ha fatto registrare un calo dello 0,9%. Lo rileva l’Istat che spiega come il Pil italiano si è attestato in valore assoluto nel 2008 a 1.272.852 milioni, in calo rispetto a 1.284.861 milioni del 2007. Si tratta di 12.009 milioni in meno.
L’ultima stima governativa, aggiornata con il Programma di stabilità, indicava un Pil in calo dello 0,6%. Nel quarto trimestre del 2008 il Pil ha segnato un calo dell’1,8% sul terzo trimestre 2008, quando era sceso dello 0,6%, dato rivisto da -0,5%. Sempre nel quarto trimestre, il Pil ha mostrato un calo del 2,6% su base annua, dal tendenziale di -1,1% del terzo trimestre 2008, rivisto da -0,9%.
RISULTATO PEGGIORE DAL 1993 – La media annua segna il risultato peggiore dal 1993, il calo congiunturale del quarto trimestre è invece il risultato peggiore almeno da inizio serie storiche nel 1980. «Il risultato congiunturale del Pil è la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto dell’industria e dei servizi e di un aumento del valore aggiunto dell’agricoltura», dice Istat, aggiungendo che l’effetto di trascinamento sul 2009 è pari a -1,8%. Cioè, chiarisce l’Istat, se nel 2009 non ci fossero variazioni nella crescita per tutto l’anno, il 2009 si chiuderebbe con un calo dell’1,8%.
«Nel quarto trimestre il Pil è diminuito in termini congiunturali dell’1,5% nel Regno Unito e dell’1,0% negli Stati Uniti – continua l’Istat – in termini tendenziali il Pil è diminuito dell’1,8% nel Regno Unito e dello 0,2% negli Stati Uniti e -2,1% in Germania».
STIME 2009 – Le stime sul pil diffuse dall’istat sul 2008 aumentano le preoccupazioni degli economisti che ora stimano per il 2009 un calo nell’ordine del 3%. Peserà l’effetto trascinamento indotto dal brusco calo del quarto trimestre del 2008 mentre bisognerà aspettare fino alla seconda metà del 2009 per ritornare su livelli, seppur modesti, di crescita.
EUROSTAT – Nel corso del quarto trimestre del 2008 il Pil dei Paesi della zona dell’euro, così come quello dell’Unione europea, ha fatto registrare un calo dell’1,5% in rapporto al trimestre precedente. Lo rende noto Eurostat, l’ufficio europeo di statistica. Nel terzo trimestre la diminuzione era stata dello 0,2% in entrambe le zone, così come nel secondo trimestre. Ad affossare la crescita nella zona dell’euro, i risultati dei principali Paesi: Germania (-2,1%), Portogallo (-2,0%), Italia (-1,8%), Francia (1,2%), Spagna (-1,0%).
CONTI PUBBLICI – Intanto altri dati arrivano dalla Banca d’Italia relativamente ai conti pubblici che hanno visto registrare a novembre 2008 un debito record pari a 1686,5 miliardi di euro. Gli incassi tributari invece, segnala sempre il Supplemento al Bollettino statistico della Banca d’Italia, si sono attestati a 415,249 miliardi di euro, con un incremento dell’1,4% rispetto ai 409,512 miliardi del 2007. Nel solo mese di dicembre le entrate tributarie sono ammontate a 70,666 miliardi, in calo del 5,68% rispetto ai 74,924 miliardi dello stesso mese dell’anno prima.
Il G7: «Crisi severa, pronti a tutto»
ROMA – I Paesi del G7 utilizzeranno tutti gli strumenti per sostenere la crescita e l’occupazione. È quanto affermano i ministri dell’economia e delle finanze dei Sette Grandi nel documento finale del vertice che si è svolto a Roma in cui si ribadisce anche l’impegno ad evitare il protezionismo. I Sette Grandi contrasteranno il «grave» rallentamento economico che persisterà per buona parte del 2009. La stabilizzazione dei mercati e dell’economia è la «priorità più alta» dei Sette Grandi e nel documento finale del vertice si evidenzia anche la necessità di evitare l’«eccessiva volatilità» delle valute.
REGOLE COMUNI – Le sette maggiori economie avanzate ribadiscono la loro determinazione a «ristabilire la piena fiducia» nel sistema finanziario. Questo considerando anche che «il grave deterioramento dell’economia globale ha già implicato significative perdite di posti di lavoro, e ci si attende che persista per la maggior parte del 2009». I Paesi del G7 riaffermano poi la loro determinazione a «evitare misure protezionistiche e a non erigere nuove barriere che non farebbero altro che esacerbare la fase negativa». I ministri finanziari hanno incaricato i loro rispettivi numeri due di redigere entro i prossimi quattro mesi un “legal standard”, vale a dire un rapporto su un insieme di regole universalmente condivise su proprietà, integrità e trasparenza nell’attività economica e finanziaria internazionale. Ma il G7 mette anche in rilievo che misure di risposta «pronte e vigorose» sono state già messe in piedi, e che operando assieme «le azioni dei singoli ne risulteranno rafforzate».
TREMONTI – «Il lavoro impostato dal G7 – ha detto il ministro dell’Economia Giulio Tremonti – parte dall’assunzione che in questa situazione c’è in giro per il mondo un deficit di fiducia e che tra le principali cause della crisi c’è soprattutto un deficit di regole. Credo – ha chiarito Tremonti – che il punto fondamentale sia l’impegno fortissimo su nuove regole per un nuovo ordine economico coerente con la struttura del capitalismo e del mercato globale». Il protezionismo «credo sia oggettivamente un pericolo» ha sottolineato il ministro dell’Economia «anche per gli effetti di progressiva aggressività che il fenomeno comporta. Non credo – ha osservato – che le formule finora utilizzate siano per ora pericolose». In particolare rispetto alla formula Usa del “Buy American” (confermata dal segretario al Tesoro americano Timothy Geithner) Tremonti ha precisato che «si tratta di uno slogan più che di un disegno politico» poiché c’è comunque «la volontà e l’affermazione degli impegni all’interno della Wto che è garanzia sufficiente per escludere effetti protezionistici».
DRAGHI – Al G7 «ho riferito sul lavoro che il Financial Stability Forum ha fatto e presenterà al G20. Le regole sono riassumibili in tre punti: più capitali, più riserve e standard più rigorosi per i vigilanti» ha detto il governatore della Banca d’Italia e presidente del Fsf, Mario Draghi, durante la conferenza stampa della presidenza italiana del G7. Da Draghi è arrivato anche un monito alle banche sulla trasparenza: «Tutti gli istituti devono tirare fuori tutti gli asset tossici dai loro bilanci». «La cosa più importante – ha sottolineato il numero uno di Bankitalia – è che si faccia luce esattamente sulla qualità dei bilanci bancari». «La velocità di peggioramento» della crisi economia, ha aggiunto Draghi, «sta diminuendo» ma partiamo da una situazione talmente negativa, ha sottolineato, che «è difficile capovolgerla in corso d’anno».
Berlusconi: «Non ho mai attaccato la Costituzione»
Berlusconi: «Nè io nè il governo abbiamo mai attaccato il capo dello Stato e la Costituzione»
![]() |
| Silvio Berlusconi (Emmevi) |
ROMA - «Nè io nè il governo abbiamo mai attaccato il capo dello Stato e la Costituzione. Niente di più falso. Con Napolitano ho sempre avuto una cordialità di rapporti, che sono sicuro rimarrà tale. Il presidente del Consiglio non ha alcun interesse a non aver rapporti cordiali con il presidente della Repubblica» ha dichiarato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, alla trasmissione «Panorama del giorno» rispondendo alle critiche mossegli dopo le dichiarazioni di sabato scorso a Cagliari.
DIFESA - Berlusconi nega quindi di aver attaccato la Costituzione. «Io l’ho evocata e l’ho difesa – dice il premier – perchè la Costituzione prevede che il Governo abbia piena responsabilità di giudizio sulla necessità e sull’urgenza di un provvedimento. La Costituzione non è poi un moloch intoccabile. È la stessa Costituzione che prevede con l’articolo 138 la possibilità di modifiche. In Parlamento ci sono molti progetti della sinistra che chiedono di modificare la Costituzione. La sinistra mistifica e mi attacca per nascondere le proprie divisioni interne».
ELUANA - Poi il premier ritorna sul caso Eluana: «Il Parlamento varerà in breve una legge che, oltre a vietare qualsiasi forma di eutanasia, introdurrà norme di civiltà come il testamento biologico e il divieto di non somministrare alimentazione e idratazione per chi non sa provvedere a se stesso».
OBAMA - «Obama ha intenzione di rafforzare la presenza in Afghanistan con 30mila soldati in più e ha chiesto agli alleati di dare una mano. Noi non ci tireremo indietro. Nei prossimi mesi ci sono le elezioni e tutti devono concorrere affinchè le votazioni siano sicure e democratiche. Ho parlato per 30 minuti con Obama – dice ancora Berlusconi- e ho avuto un’ottima impressione. Obama è una persona informata, che ragiona e conosce molto bene i temi della politica internazionale; e lascia sperare che le speranze riposte in lui abbiamo seguito».
SORU - Poi il premier rinfocola la polemica con il governatore uscente della Sardegna Renato Soru in vista delle elezioni regionali del 15 febbraio: «La Sardegna non è separata dall’Italia. Soru ha una visione chiusa che ha impoverito l’isola: i disoccupati sono ora 190mila e ci sono oltre 300mila persone al di sotto della soglia di povertà. Nella sua azienda si sono registrati nove anni consecutivi di bilanci in rosso e ora Soru ha licenziato 250 dipendenti su 800».
Capire la crisi finanziaria

Il ciclone che sta scuotendo l’Occidente sotto i riflettori dei suoi media, raccontata passo dopo passo.
Dopo il terzo “lunedì nero” di fila, sintomo di una nuova settimana di borsa disastrosa, le proporzioni della crisi economica e finanziaria che l’Occidente sta attraversando sono talmente vaste che praticamente nessun organo di informazione globale ha potuto evitare di affrontare l’argomento. La complessità del problema, il suo appartenere al mondo finanziario, e il lungo periodo in cui affonda le radici, ci ha spinto a proporne una rilettura che cerchi di fare il punto della situazione in modo chiaro e semplice, cercando di valutarne le possibili prospettive.
Tutto ha avuto inizio
Le origini dell’odierna crisi provengono dagli Stati Uniti. Più esattamente, all’origine del problema, c’è il mercato immobiliare americano, che già l’anno scorso aveva fatto parlare di sé nel mondo. Come successo con la crisi della New Economy all’inizio del millennio, all’origine del dissesto finanziario c’è lo scoppio di una bolla economica, ovvero il crollo improvviso di un sistema basato prevalentemente sulla speculazione finanziaria.
La speculazione in proposito riguardava proprio il mercato delle case. Il mercato degli immobili statunitense per anni ha segnato ritmi di crescita impressionanti, che permetteva di rivendere una casa comprata 4 o 5 anni prima al doppio o quasi del valore. Un investimento ghiotto, quasi certo, che ha spinto moltissimi americani ad indebitarsi perfino la prima casa tramite mutui, per comprarne una seconda da rivendere al momento giusto. Il ritmo vertiginoso di crescita del mercato immobiliare però era eccessivo, innaturale: i prezzi che si creavano non rispecchiavano mai il valore effettivo delle proprietà, ma erano solo ed esclusivamente la risultante del mercato e di questa continua, diffusa, speculazione.
Prima o poi però questa corsa al rialzo che si autoalimentava ha dovuto naturalmente fermarsi, creando di conseguenza un nuovo circolo, stavolta al ribasso. Alla perdita di convenienza delle case, il cui valore scendeva rapidamente come la domanda sul mercato, sopraggiungeva la famosa crisi dei mutui subprime.
La crisi finanziaria spiegata a un bambino
Dunque, Totó ha un debito di cinquemila lire con Peppino.
Per saldare il conto si rivolge a Pasquale e si fa prestare cinquemila lire.
Si rivolge poi a Peppino e gli dice: “Io quanto ti devo?” “Cinquemila lire.”
“E queste quante sono?” “Cinquemila lire.”
“Quindi io e te stiamo a posto!” “Sí.”
“Ora ridammi le cinquemila lire” Peppino gli ridà le cinquemila lire
e Totó si rivolge ora a Pasquale: “Io quanto ti devo?” “Cinquemila lire.”
“E queste quante sono?” “Cinquemila lire.”
“Quindi io e te stiamo a posto.” “Sí.”
Mentre Totó cerca di svignarsela, Peppino lo richiama e gli dice:
“Totó, e le mie cinquemila lire?” “Scusa ma io te le ho ridate.”
“Sì ma poi te le sei riprese!”
“Quelle? Ah quelle! Ma quelle cinquemila lire le ha Pasquale, chiedile a lui!”
Alla base della crisi finanziaria internazionale c’è lo stesso meccanismo.
Ed a pensarci bene, è questa, anche se con altre parole, il livello al quale
ci si ferma nell’analisi… quello che economisti da porta a porta,
liberisti ed euroscettici vari ed eventuali, tutti fulminati sulla via di
Damasco, ci propinano attraverso dotte e sapienti spiegazioni…
(By Gico66)











